Fabián Casas, “Dora Markus” / Sei poesie

Fabián Casas Dora Markus  / 6 poesie
Versioni di Stefano Strazzabosco

 

Senza chiavi e al buio

Era uno di quei giorni in cui tutto riesce bene.
Avevo pulito la casa e scritto
due o tre poesie che mi piacevano.
Non chiedevo di più.
Allora sono uscito in corridoio per buttare la spazzatura
e dietro di me, per la corrente,
la porta mi si è chiusa.
Sono rimasto lì, senza chiavi e al buio
sentendo le voci dei vicini
dietro le loro porte.
Passerà, mi sono detto;
però forse la morte è anche questo:
un corridoio buio,
la porta chiusa con le chiavi dentro,
la spazzatura in mano.

Sin llaves y a oscuras

Era uno de esos días en que todo sale bien.
Había limpiado la casa y escrito
dos o tres poemas que me gustaban.
No pedía más.
Entonces salí al pasillo para tirar la basura
y detrás de mí, por una correntada,
la puerta se cerró.
Quedé sin llaves y a oscuras
sintiendo las voces de mis vecinos
a través de sus puertas.
Es transitorio, me dije;
pero así también podría ser la muerte:
un pasillo oscuro,
una puerta cerrada con la llave dentro,
la basura en la mano.

 

Mi fermo davanti alla barriera

Mi fermo davanti alla barriera.
È una notte chiara e la luna si riflette
sui binari. Spengo i fari dell’auto.
Va bene, penso, è giusto che ci diamo del tempo.
Ma non capisco la nostra relazione;
non ci riesco. Servirebbe a qualcosa?
Tuo padre si è ammalato e mia madre è morta;
eppure anche così potrei buttarmi su di te
come ogni notte. È questo ciò che so.
Ora la terra vibra e un treno scuro
trasporta sconosciuti come noi.

Me detengo frente a la barrera

Me detengo frente a la barrera.
Es una noche clara y la luna se refleja
en los rieles. Apago las luces del auto.
Está bien, pienso, es bueno que nos demos tiempo.
Pero no comprendo nuestra relación;
no sirvo para eso. Acaso serviría de algo?
Tu padre está enfermo y mi madre está muerta;
pero igual podría ir y tirarme encima tuyo
como todas estas noches. Eso es lo que sé.
Ahora la tierra vibra y un tren oscuro
lleva gente desconocida como nosotros.

 

A metà della notte

Mi alzo a metà della notte con molta sete.
Mio padre dorme, i miei fratelli dormono.
Me ne sto nudo in mezzo al cortile
e ho la sensazione che le cose non mi riconoscano.
Sembra che dietro di me niente si sia concluso.
Eppure mi trovo un’altra volta nel luogo in cui sono nato.
Il viaggio del Salmone
in un’epoca dura.
Penso questo e apro il frigorifero:
un po’ di luce dalle cose
che si mantengono fredde.

A mitad de la noche

Me levanto a mitad de la noche con mucha sed.
Mi viejo duerme, mis hermanos duermen.
Estoy desnudo en el medio del patio
y tengo la sensación de que las cosas no me reconocen.
Parece que detrás de mi nada hubiese concluido.
Pero estoy otra vez en el lugar donde nací.
El viaje del Salmón
en una época dura.
Pienso esto y abro la hieladera:
un poco de luz desde las cosas
que se mantienen frías.

 

Il calabrone

Un piccolo kamikaze
sbatte sui vetri cercando di entrare.
Può darsi che il freddo mattutino
l’abbia svegliato dalla calda baldoria
della notte – anche noi
abbiamo dovuto chiudere le finestre
e coprirci di corsa per il temporale –
e ora (un po’ più punk
dell’albatros di Baudelaire)
rinuncia, stordito,
alla sua inafferrabile eleganza.

El moscardón

Un pequeño kamikaze
golpea la ventana tratando de entrar.
Posiblemente el frío matinal
lo despertó de la juerga calurosa
de la noche – nosotros mismos
tuvimos que cerrar las ventanas
y correr a taparnos por el temporal –
y ahora (un poco más punk
que el albatros de Baudelaire)
renuncia, aturdido,
a su inasible elegancia.

 

Hegel

Mi domando se la disperazione
sia uguale per tutti.
Se Hegel, quando sentì che moriva
sentì che veramente moriva
o intuì una sintesi implacabile
più in là del suo corpo.
In ogni modo, è difficile
vivere senza paure;
conosco gente che vorrebbe che l’amassero
e che passa il suo tempo sui flipper.

Hegel

Me pregunto si la desesperación
es igual para todos.
Si Hegel, cuando se sintió morir
se sintió realmente morir
o intuyó una síntesis implacable
más allá de su cuerpo.
De todas formas, se hace difícil
no vivir en el miedo;
conozco gente que desea ser amada
y gasta su tiempo en los flippers.

 

Dora Markus

I tuoi guanti di lana, i miei occhiali,
il topolino che usavi come amuleto,
la vestaglia bianca, il suono del motore
del nostro matrimonio, i miei stivali verdi,
il preservativo nero, il tuo dizionario
francese-spagnolo, l’odore
dei giorni del sesso:
cose che aderiscono
al palato del water
e che poi se ne vanno.

Dora Markus

Tus guantes de lana, mis lentes,
el ratoncito que usabas de amuleto,
la bata blanca, el ruido del motor
de nuestro matrimonio, mis botas verdes,
el preservativo negro, tu diccionario
francés-español, el olor
de los días del sexo;
cosas que pegan
en el paladar del inodoro
y después se van.

 

Fabián Casas è nato a Buenos Aires, Argentina, nel 1965. Ha pubblicato i libri di poesia Tuca (1990), El salmón (1996 e 2007), Pogo (2000), Bueno, eso es todo (2000), Oda (2003 e 2008), El spleen de Boedo (2003), El hombre del overol (2006) ed El pequeño mecanismo de los acontecimientos (2012), ora riuniti in Horla City y otros (Seix Barral, 2016). La sua prosa comprende il romanzo Ocio (2000 e 2007), trasposto sul grande schermo da Alejandro Lingenti e Juan Villegas; i racconti di Los Lemmings y otros (2005); i volumi di saggi Ensayos bonsái (2007) e Breves apuntes de autoayuda (2011). I suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, tedesco, portghese e armeno. Nel 2007 ha vinto il prestigioso premio tedesco “Anna Seghers”.

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