La combinazione di Alessandro Tonelli
45 quattro volte a destra... 60 cinque volte a sinistra... e fino a 100. No, nemmeno questa. Dopo tre tentativi andati a vuoto, Rita capisce di essersi dimenticata la combinazione per aprire la cassaforte e decide che oggi, venerdì, non resterà un minuto di più in ufficio. Uscirà e non tornerà fino a lunedì mattina.
“Esco, vado da alcuni clienti. Ci vediamo all’ora di pranzo, ok?”
“Va bene, posso chiamarti al cellulare se c’è qualche problema?”
“Sono sicura che te la caverai benissimo da sola, i clienti li conosci bene e sai cosa devi fare... comunque, se vuoi, chiamami pure.”
“D’accordo, a dopo.”
“Ah, pensi tu alla cassaforte?”
“Certo, ciao.”
In auto decide di andare in spiaggia: siamo a metà settembre, ma quest’anno l’estate non se ne vuole andare. Non a Fano però. Potrebbe incontrare qualche cliente o qualcuno che conosce e non si sente di dare nessuna spiegazione. Oggi è così: non si può spiegare. Meglio Pesaro, vicina ma non troppo. Un salto a casa ad indossare il costume, mettersi vestito e scarpe più comode, prendere un telo da mare.
“La casa senza di me,” ecco cosa pensa appena entra. È la prima volta che vede la casa senza di lei. Lei che adesso è al lavoro in ufficio, Luciano anche lui è in ufficio e Andrea e Mattia sono a scuola. E lei guarda la casa senza nessuno. Si spoglia in camera da letto, nello specchio sull’anta dell’armadio c’è una donna nuda che sta indossando un costume da mare rosso a due pezzi, la guarda di sfuggita infilandosi lo scamiciato. Scende di sotto a prendere la borsa da mare e le infradito. Richiude in fretta a chiave il portone.
Appena parcheggia sul lungomare, il cellulare suona. “Sì?”
“Rita, ciao, sono Angela, posso parlare?”
“Sì... dimmi.”
“C’è in cassa il signor Bettini, vuole cambiare il solito assegno da 2500 euro e il bonifico sul suo conto non è ancora arrivato. Lui sostiene che il cliente glielo ha fatto ieri e sta insistendo... sai com’è fatto Bettini...”
No, non sa com’ è fatto. Non ha la minima idea di chi sia, anche se dal tono di voce della sua vice si intuisce che lo dovrebbe sapere molto bene. Ci pensa su... e ci ripensa, ma è come per la combinazione: non c’è modo di ricordare.
“Pensaci tu Angela, mi fido, lo sai... ah, credo proprio che non tornerò prima di pranzo, forse ci vediamo nel pomeriggio, va bene?”
“... sì, ma... ok, va bene, ci vediamo dopo.”
In spiaggia decide di camminare. Chiede ad una ragazzina dietro il bancone di un bar sulla spiaggia se può tenerle d’occhio la borsa che lascia su una sedia e si porta con se una borsetta di stoffa con i soldi e il cellulare. Mentre cammina si domanda se farà il bagno o no. Sono le 11 e c’è poca gente in acqua, ma, camminandoci coi piedi immersi fino alle caviglie, non sembra poi così fredda, anzi è decisamente piacevole e l’idea di immergersi del tutto le accarezza ogni tanto la mente come le dolci onde i piedi. Dopo un’ora di camminata è di nuovo al bar. La borsa è al suo posto, la ragazza sta pranzando con una piadina e l’ipod alle orecchie, prima che arrivino i clienti ai tavoli. Rita prende l’asciugamano da mare, lo appoggia su un lettino libero vicino al bagnasciuga e si tuffa. Nuota un po’ fino agli scogli poco distanti e scambia due parole con un’anziana signora per poi tornare in spiaggia ad asciugarsi. L’acqua è limpida e della temperatura giusta, sarebbe stato un peccato se non avesse fatto il bagno. Decide di mangiare al bar sulla spiaggia.
“Mi porti una piadina come la tua e una cocacola?”
“Certo, signora.”
Si ferma ancora lì dopo il caffé. Osserva le altre persone. Le piacciono. Poi si stende un po’ al sole e verso le 3 cammina verso il centro, guarda distrattamente qualche vetrina, prende un gelato e sente il cellulare squillare.
“Angela, ciao.”
“Rita, non torni?”
“Oramai ci vediamo lunedì, ho fatto più tardi di quello che pensavo...”
“D’accordo, comunque, sai, è stata un’ottima giornata. Abbiamo praticamente chiuso due mutui e fatto diverse sottoscrizioni dei prodotti in collocamento. Il responsabile d’area ci ha fatto i complimenti.”
“Bene, bravi. Allora... a lunedì.”
“Ciao Rita, buon weekend”
Il gelato è quasi finito. Come al solito si è sporcata l’abito con la cioccolata. Un piccolo punto marrone proprio sull’orlo. Un piccolo punto sull’orlo. Rita lo osserva e pensa che le cose accadono. Che accadono con o senza di lei. “Con o senza di me. Con o senza... di me. Con o senza.”
Hadiya cammina attenta a non rovesciare la pesante brocca d’acqua che porta. Il giorno prima la madre l’ha picchiata perché non ne ha portata a casa abbastanza. Aveva inciampato e ne era caduta una buona parte a terra e ormai era troppo tardi per tornare al pozzo. Hadiya era veramente dispiaciuta e pensava di meritarsi gli schiaffi della madre. Più degli schiaffi però le hanno fatto male i pianti della sua sorellina Mbhali che tutta la notte non è riuscita a dormire perché aveva sete. Oggi sa che non può permettere che questo accada di nuovo. Manca poco a casa. Ha quasi percorso tutti i 9 chilometri a piedi che deve fare praticamente tutti i giorni per attingere l’acqua pulita dalla fonte vicino al villaggio di Kerbabered e sa che sua madre l’aspetta, stanca per avere macinato il miglio tutto il giorno. Sa che Mbhali l’aspetta alla porta di casa e che le sorriderà appena lei svolterà l’ultima curva. Oggi la brocca è colma fino all’orlo. Fino all’orlo.
