Leone d’oro a «Joker», di Cecilia Fortuna

Leone d’oro a Joker

di Cecilia Fortuna

 

          Chi l’avrebbe detto che un giorno un film tratto da un cinecomic avrebbe vinto il Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia, la più antica mostra d’arte cinematografica internazionale?

          The Joker è molto più di un cinecomic, in quanto lo studio e la ricerca psicologica che l’attore e il regista hanno realizzato sul personaggio di Joker, lo hanno reso non solo un film prequel di tutti i Batman, ma una nuova visione di un personaggio tanto temuto, quanto affascinante, capace di portarci dalla sua parte, rendendoci partecipi e compassionevoli del suo dramma.

 

          Il film approfondisce la vita di Arthur Fleck, giovane affetto da turbe psichiche che lavora per una sgangherata agenzia di clown sognando di diventare uno stand-up comedian. La sua metamorfosi nel personaggio di Joker è lenta quanto inesorabile. Uno studio analitico sul personaggio, frutto del lavoro del regista che ha voluto Joaquin Phoenix a interpretarlo fin da subito e senza nemmeno chiedergli un provino. Provino che però l’attore ha voluto, per sentirsi sicuro delle sue evidenti capacità d’immedesimazione. Oltre alla ricerca sulla risata, una risata isterica, malata quasi diabolica, l’attore ha sacrificato il suo stesso corpo per il personaggio, oltre che i rapporti sociali. Ha infatti perso ben quindici chili per impersonare un uomo magro, emaciato, malato nell’anima e nel corpo.

          Arthur subisce maltrattamenti fin da giovane in un climax di eventi passati e presenti che lo portano all’inquietante trasformazione in un criminale senza scrupoli, ma che finalmente possiamo vedere per quello che è: un uomo come tanti, ma con gravi problemi mentali che lo portano suo malgrado a vivere ai limiti della società, in una città che non solo lo abbandona a se stesso, ma addirittura lo deride. Inizia così una vendetta senza compromessi che lo porterà a efferati omicidi, innescando una rivoluzione a catena che coinvolge gli strati più bassi della popolazione.

 

          “Siamo tutti pagliacci”, così i manifestanti di Gotham city dichiarano guerra a quel sistema che li schiaccia e li sfrutta. Un film che tocca anche temi politici quindi, parlando dell’emarginazione sociale e di ciò a cui può portare la voluta cecità della classe dominante.

          La metamorfosi del personaggio si coglie chiaramente in un momento topico del film: la danza “catartica” lungo la scalinata che lo porterà a presentarsi poi come il famoso Joker per la prima volta. L’attore ha lavorato a lungo con un coreografo per volere del regista Todd Philips, per creare un linguaggio di movimenti, una partitura coreografica, una danza liberatoria che suggella la trasformazione di Arthur in Joker. Da una persona introversa e ripiegata su se stessa, all’eccentrico criminale clown che diventa l’icona della rivolta popolare.

Joaquin Phoenix

          Il film si rivela una discesa negli inferi della mente umana e nelle pulsioni represse di una massa che vive ai margini di un mondo sporco, non solo metaforicamente ma letteralmente colmo di spazzatura e degrado. Il film è pieno di citazioni dei film Taxi driver e Re per una notte di Martin Scorsese, tanto che la presenza di Robert De Niro nel ruolo del comico di successo – mito e antagonista del protagonista – pare obbligatoria.

          L’interpretazione di Joaquin Phoenix sembra destinata a vincere l’Oscar come miglior attore, rivelando ancora una volta le doti mimetiche di un interprete che sembra non essere mai stato adeguatamente riconosciuto dalle giurie dei vari festival. Già vincitore della coppa Volpi a Venezia ma in condivisione con Philip Seymour Hoffman per la prova attoriale in The Master; quest’anno la coppa sembrava giustamente essere già sua, ma alla fine è andata a Luca Marinelli per Martin Eden non senza polemiche da parte del pubblico. Aspettiamo quindi il riscontro dell’Academy per un riconoscimento degno a un attore tanto meritevole.

 

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