“PICASSO. Sulla spiaggia” alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, di Saverio Simi de Burgis

«PICASSO. Sulla spiaggia», di Saverio Simi de Burgis

Come era avvenuto nel 1907 durante la fase di gestazione de Les demoiselles d’Avignon, quadro «manifesto» del cubismo, in cui maturava la storica avanguardia dopo una variegata fase di studi che ne affinavano le intenzioni, così Picasso, pur in una certa continuità con i suoi vari trascorsi, rivela nel 1937 di voler porre nuovamente mano a un radicale rinnovamento del suo linguaggio. Effettivamente c’è una sorta di identità nello studio di elaborazione del soggetto femminile nudo, con un evidente richiamo a quello affrontato trent’anni prima. Ancora le bagnanti di cézanniana memoria, ma decisamente declinate in un’accezione surrealista del tutto autonoma e originale rispetto alla stessa storica avanguardia nata nel 1924.

Pablo Picasso, Bagnante che salta la corda e cabina, 6 febbraio 1937 – matita grassa su carta velina spessa a grana fine, Musée National Picasso, Paris

Una sorta di sovrapposizioni di immagini così come solo sa fare un artista come Picasso, così onnivoro nei confronti della storia dell’arte di tutti i tempi ma direi anche di tutti i luoghi e che diventa uno straordinario «ruminante» nel momento in cui rielabora tutti questi dati velocemente assimilati e «rigurgitati» in ciò che costituisce il corredo dei suoi più straordinari dipinti come appunto nel caso de La Baignade, noto anche come Ragazze con barchetta, oggi nuovamente in mostra presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia assieme ai vari bozzetti, disegni e ulteriori straordinarie prove di quei primi due mesi del 1937. Un anno «vraiment terrible» se si pensa anche alle vicende personali in cui la fidanzata ufficiale del momento, Marie-Therese Walter, era in dolce attesa senza che l’artista si fosse completamente separato dalla sua precedente compagna, Olga Khokhlova e, per finire in bellezza, si stava innamorando intensamente di una nuova fiamma, la fotografa Dora Maar. Per di più divampava la guerra civile in Spagna, destinata da lì a qualche tempo, – appena due mesi dopo la realizzazione di questo dipinto, – a esplodere nell’atrocità del bombardamento nazifascista di fine aprile di quello stesso anno che radeva al suolo la città basca di Guernica.

Pablo Picasso, Il sogno e la menzogna di Franco, 1937, incisione ad acquatinta, The Peggy Guggenheim Collection, Venezia

A livello stilistico e figurativo si avvertiva nella ricerca la sovrapposizione delle immagini nella memoria che si sedimentavano pure nella sovrapposizione dei piani di derivazione cubista: per Picasso costituì questo forse l’aspetto più comune che le due avanguardie potevano evidenziare e grazie alle quali l’artista voleva ritornare protagonista. Se da una parte il cubismo inaugurava la nuova ricerca del XX secolo, dall’altra il surrealismo dimostrava di concludere tali istanze, recuperando un certo soggettivismo ideologico e romantico e per dare avvio a un epigonismo successivo postmoderno che ancora è rivissuto, per qualche verso, nella più stringente attualità. Si attestava comunque in questa fase la sua tardiva ma convinta adesione al surrealismo, in prima battuta vissuto non in termini drammatici ma indicativi di una prima serenità pacifica in La Baignade così evidente nelle due donne sulla battigia intente quasi ludicamente a far galleggiare una barchetta. Sono figure anatomicamente riassunte da forme sintetiche dove torna ancora il confronto / scontro con l’amico-nemico di sempre, l’ Henri Matisse de La joie de vivre.

Pablo Picasso, Studio per Sulla spiaggia, 12 febbraio 1937, matita, carboncino e pastello blu su carta vergata – Musée National Picasso, Paris

Nella resa bicroma dell’inedito soggetto tra l’azzurro del mare e quello più sfumato del cielo, e le varie tonalità di grigio tendenti al marrone chiaro delle figure e della sabbia, nella rappresentazione l’unico elemento per lo meno discordante è il volto della figura che emerge e un po’ incombe dalla linea dell’orizzonte, nella parte retrostante alle due in primo piano. Un volto di un osservatore, tuttavia, più curioso che inquietante, intento a cercare di capire il senso di quella effimera e forse gratuita tranquillità destinata bruscamente a terminare e che preannunciava, in quello che si rivela più un nuovo linguaggio che un diverso stile, il drammaticamente inedito risorto Trionfo della morte di Guernica, così determinato dallo storico efferato e atroce evento del 26 aprile 1937. Molto interessanti, sempre in mostra, i diversi studi, i vari disegni preparatori e le incisioni, che rivelano più da vicino, anche nelle soluzioni tecniche di volta in volta adottate, l’attenzione di Picasso nei confronti dei disastri della guerra, soggetto già affrontato da un pittore, autentico precursore della modernità quale Francisco Goya pur morto nel lontano 1828 a Bordeaux, che in tal senso era stato letto e perfettamente compreso per le tragiche vicende direttamente vissute sulla propria pelle, dall’artista andaluso.

Saverio Simi de Burgis
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Foto di copertina: Pablo Picasso, La baignade (Sulla spiaggia), febbraio 1937, olio, conté e gesso su tela, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

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